Irregolarità nell’erogazione e dispersione idrica: meno disagi in Puglia

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I disservizi legati alla distribuzione delle risorse idriche assumono in Italia, come troppo spesso accade, aspetti diversi a seconda delle angolazioni da cui si guarda al fenomeno.

Le angolazioni anche questa volta sono quelle geografiche che se da una parte ci raccontano di un miglioramento generale a livello paese nel periodo 2005 – 2014, dall’altro e sotto la lente territoriale mostrano una Sicilia con una famiglia su quattro che non può fare affidamento sul bene più prezioso per l’uomo ovvero l’acqua. Questo dato assume rilevanza se confrontato con quello del Trentino Alto Adige, dove meno di una famiglia su 100 denuncia delle irregolarità.

Nello specifico i dati, contenuti nelle tabelle dell’Istat ed elaborati dall’Adnkronos, mostrano che nell’arco di un decennio il fenomeno a livello nazionale è decisamente calato, passando dal 13,8% all’8,6% (-5,2 punti percentuali).

Esaminando le diverse zone del paese emerge che gli abitanti del nord devono affrontare minori difficoltà, con disagi denunciati dal 3,4% delle famiglie (nel 2005 erano il 7,3%). Scendendo lo stivale, nelle regioni del centro a denunciare disservizi è il 9,2% delle famiglie (nel 2005 era il 13,1%); mentre nel mezzogiorno il problema interessa il 16,1% delle famiglie (era il 23,8% nel 2005).

Tra le Regioni del mezzogiorno la Puglia, sempre con riferimento alla percentuale di famiglie che hanno denunciato irregolarità nel servizio di erogazione dell’acqua nelle loro abitazioni, è passata dal 15,2% del 2005 all’8,9% del 2014 con una diminuzione dunque del 6,3% nel decennio.

Dall’analisi dei dati emerge inoltre che le regioni dove sono più numerose le denunce di disservizi sono anche quelle dove è maggiore la dispersione dell’acqua immessa nelle reti. In Sicilia raggiunge il 45,6% e in Sardegna arriva addirittura al 54,8% (dati dell’ultimo censimento Istat delle acque per uso civile 2012). Quasi la metà dell’acqua immessa viene dispera anche in Molise (47,2%), in Campania (45,8%), nel Lazio (45,1%) e nel Friuli Venezia Giulia (44,9%).

E anche nelle regioni più ‘virtuose’ la dispersione idrica resta comunque elevata, in Valle d’Aosta arriva al 21,9%, in Emilia Romagna al 25,6% e in Lombardia al 26,5%. In media, nel paese, oltre un terzo dell’acqua che viene immessa nel servizio idrico viene dispersa (37,4%). Tradotto in volumi vuol dire che se per ogni abitante vengono erogati 385 litri d’acqua potabile al giorno, a destinazione arrivano solo 241, quindi per strada si perdono ben 144 litri.

SdL

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